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EMDR disturbi alimentari: di cosa si tratta?

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EMDR è una sigla che sta per “Eye Movement Desensitization and Reprocessing” e rappresenta una tecnica terapeutica che sfrutta i movimenti oculari per facilitare e accelerare l’elaborazione e la desensibilizzazione di eventi traumatici disturbanti. Nell’ultimo decennio, ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, che l’hanno accreditata come una terapia elettiva per il Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD) in quanto è stata inserita nelle linee guida dell’International Society for Traumatic Stress Studies, e il British Journal of Psychiatry e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Come funziona l’EMDR?
Innanzitutto questa tecnica sembra permettere al paziente un’esposizione graduale al materiale traumatico (nel caso dei miei trattamenti relativamente alle fobie specifiche) e i movimenti oculari potrebbero indurre dei cambiamenti direttamente legati all’elaborazione dei ricordi ed effetti sulla memoria assimilabili a quelli che si verificano durante le fasi REM del sonno. I movimenti oculari indurrebbero una risposta di rilassamento favorendo la desensibilizzazione della risposta ansiosa.

Alcuni studi scientifici hanno mostrato una riduzione della vividezza delle immagini legate al ricordo traumatico, dei pensieri relativi ad esso, dell’emozione collegata, ed un incremento della flessibilità cognitiva, oltre a vari cambiamenti fisiologici come il rallentamento del battito cardiaco. Particolarmente indicato nella cura del PTSD (Disturbo Post-Traumatico da Stress) l’EMDR si è via via trasformato in un approccio sempre più raffinato, complesso e globale, in grado di affrontare gran parte dei disturbi psicopatologici.

L’EMDR, quindi, inserito all’interno del protocollo utilizzato per la gestione del paziente affetto da tutti i timori relativi al cibo rappresenta uno strumento ulteriore, che può permettere una gestione più agevole di alcuni contenuti traumatici cruciali nella fobia che si vuole trattare.

Non piacersi già a tre anni… insoddisfazione corporea?

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Segnali di insoddisfazione per la propria immagine corporea possono esserci molto presto: ‘campanelli di allarme’ si riscontrano già a tre anni.

È il preoccupante dato che emerge da un sondaggio svolto con 361 questionari in Gran Bretagna dalla Professional Association for Childcare and Early Years (Pacey), che si occupa di formazione del personale per l’infanzia. Quasi un terzo di assistenti e staff di asili e scuole ha rilevato che circa il 10% dei bambini si vedevano “brutti” e si “etichettavano” come grassi. Sono stati inoltre segnalati casi di bambini che hanno rifiutato il cibo per timore di ingrassare. La situazione, sempre secondo questa indagine, è risultata ancora peggiore nei ragazzi dai 6 ai 10 anni.  In questo caso, ad avere problemi con la propria immagine corporea sarebbero quasi la metà dei ragazzi.  Sembrerebbe che già in bambini di 4 anni d’età vi sia la conoscenza di strategie per perdere peso.

Quali sono le cause di questa precoce insoddisfazione corporea?

In questo caso, secondo l’indagine e il buonsenso, un ambiente familiare e scolastico (ma anche extrascolastico) dove si parlino molto spesso di corpo e le figure di riferimento appaiano giudicanti agli occhi dei piccoli, possono influenzare fortemente la loro visione del mondo, facendoli sentire, sin dall’infanzia come inadeguati.

Il Body Image Research Group diretto proprio dal dr. Emanuel Mian, ora responsabile scientifico di Emotifood, aveva già indagato su questa problematica nel 2007 valutando l’insoddisfazione corporea in ragazzi di 8 anni, con dati allarmanti.

Dati che sono stati confermati ancora più fortemente nei ragazzi di 13 e 16 anni. Una ragazza su tre, nella prima e terza liceo, sarebbe a rischio per un disturbo dell’alimentazione e della nutrizione.