Se mangi troppo prima di “quei giorni” … potrebbe essere il disturbo disforico premestruale

Nella settimana precedente le mestruazioni, il peso corporeo e le abitudini alimentari di molte donne vanno incontro a dei cambiamenti anche significativi. Per alcune (2-6% delle donne in età fertile) in particolare, si tratta di un appuntamento particolarmente critico. Nella fase premestruale accusano sintomi disturbanti, molto simili a quelli della depressione. La differenza principale rispetto a questi ultimi è che si manifestano soltanto nei giorni che precedono il ciclo mestruale. Si tratta del disturbo disforico premestruale, una forma particolarmente grave della sindrome premestruale. Molte donne che ne sono affette soffrono di bulimia nervosa e quindi tendono a mangiare di più nella fase premestruale del ciclo.

Che cos’è il disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale (Premenstrual Dysphoric Disorder o PMDD)  si caratterizza per la presenza durante la settimana premestruale di labilità affettiva (sbalzi d’umore, maggiore sensibilità al rifiuto etc), marcata irritabilità o rabbia, aumento dei conflitti interpersonali, umore nero e pensieri autocritici, marcata ansia e tensione, nervi a fior di pelle. In aggiunta a questi sintomi possono manifestarsi sintomi comportamentali e fisici: minor interesse nelle attività abituali, difficoltà di concentrazione, facile faticabilità, marcata modificazione dell’appetito, tendenza a sovralimentarsi o forte desiderio di cibi specifici, ipersonnia o insonnia, senso di sopraffazione o di essere fuori controllo, indolenzimento, dolori articolari o muscolari, tensione al seno, ritenzione idrica, sensazione di essere gonfia o aumento di peso anche di qualche chilo. I sintomi devono manifestarsi nella maggior parte dei cicli mestruali durante l’ultimo anno e devono avere un impatto negativo sul lavoro e la vita sociale della donna che ne soffre.

I disturbi alimentari associati
I cambiamenti ormonali e gli sbalzi di umore che avvengono nei giorni immediatamente precedenti le mestruazioni e nei primi giorni del ciclo, scatenano molto spesso un impulso irresistibile a mangiare voracemente cibi ricchi di grassi o zuccheri e ad alto contenuto calorico.
Il quadro è destinato a complicarsi ulteriormente se, oltre alla preoccupazione di contenere il proprio peso, è associato un disturbo alimentare già presente come la bulimia nervosa, il binge eating disorder o l’obesità. Il percepirsi infatti più gonfie, può incentivare il meccanismo dell’abbuffata compulsiva.
In “quei giorni” il cibo acquista il ruolo di regolatore dell’umore e la bilancia, spesso, quello di giudice del proprio comportamento alimentare. La conseguenza è che maggiore sarà il peso, più basso sarà il tono dell’umore.

E’ normale avvertire più forte il bisogno di consumare cibi dolci nel periodo premestruale?  LA RISPOSTA È SI.
Sono infatti frequenti gli attacchi di fame, caratterizzati dal desiderio di un alimento preciso il cui consumo durante il mese viene centellinato poiché classificato come “proibito” (pane, pasta, cioccolato). I cosiddetti “attacchi di fame compulsiva” che si possono registrare nel periodo premestruale, paiono essere scatenati da un calo dei livelli di zuccheri nel sangue ed influenzati dai livelli di serotonina.
Questo neurotrasmettitore, oltre a svolgere un ruolo nella regolazione del sonno e della temperatura corporea, è importante nel controllo del tono dell’umore e nella gestione dell’appetito. La serotonina interagisce inoltre nella regolazione degli ormoni estrogeni e del progesterone, gli ormoni sessuali femminili.

Curiosamente, pare che, per le donne che soffrono di PMDD, mangiare cioccolato stimoli la produzione di endorfine (noti anche come “ormoni della felicità”, sostanze prodotte dal cervello e dotate di proprietà analgesiche), riducendo così in modo naturale i disturbi tipici di questo periodo. In ogni caso, la terapia per il disturbo disforico premestruale (PMDD) consiste solitamente nell’uso di antidolorifici e antinfiammatori.

Secondo le ultime ricerche parrebbe esserci inoltre una correlazione tra il disturbo alessitimico o alessitimia (ovvero un deficit della sensibilità emozionale ed emotiva, dove vi è un’impossibilità a comprendere, percepire e descrivere i propri e gli altrui stati emotivi) il PMDD e l’insoddisfazione corporea.
In questi casi, dunque, gli sbalzi d’umore sarebbero riconducibili ad un problema legato alla propria immagine corporea, vissuta in maniera conflittuale.

Per quanto riguarda il PMDD, stiamo studiando in Emotifood una terapia che preveda un’azione combinata di dieta e psicoterapia cognitivo-comportamentale al fine di consentire la capacità di “leggere” e descrivere i propri e gli altrui sentimenti e l’alimentazione.


   

Ecco infine una serie di suggerimenti pratici rivolti a coloro che, pur non soffrendo di Disturbo Disforico Premestruale (DDP), intendono affrontare serenamente la sindrome premestruale e i primi giorni del ciclo, evitando allo stesso tempo i cosiddetti comportamenti “a rischio”.

  1. NON andiamo in panico per un quadretto di cioccolata o una quantità esigua di cibi dolci o salati assunti in questo periodo. Maggiore importanza diamo ad un evento di questo tipo, e più alta sarà la possibilità che si ripeta. Se in quel momento abbiamo avvertito l’esigenza di un pezzo di dolce, è necessario chiederci se fosse davvero fame e, in caso di risposta negativa, voltare pagina ricominciando il prima possibile a mangiare correttamente.
  2. NON facciamoci prendere dall’ANSIA: della cioccolata (cum grano salis) una volta al mese non può di certo inficiare in modo significativo quanto abbiamo costruito nel tempo. Come detto, i livelli di serotonina e quelli della glicemia sono direttamente influenzati da ciò che si mangia. Per questo è importante scegliere la dieta giusta. Essa va intesa come “stile di vita” da gestire prima e dopo il ciclo mestruale, non certo come ciclo di “digiuno e sregolatezza”. Evitate quindi di patire la fame prima delle mestruazioni attraverso l’eliminazione drastica di cibi ricchi di carboidrati complessi, quali i cereali integrali (pasta, riso, crackers e pane), patate, fagioli, ceci e lenticchie. Con questo comportamento, infatti, le possibilità di desiderare e di pensare in modo ossessivo a tali alimenti aumentano in modo considerevole.
  3. NON PESARSI. In realtà il periodo premestruale comprende pochi giorni dell’intero arco mensile; affrontare quindi la bilancia, soprattutto per i soggetti il cui peso rappresenta un “traguardo”, è altamente sconsigliabile. Ancor di più per chi, dopo aver letto il proprio peso intende affrontare o meno il pasto successivo. Astenersi dall’uso della bilancia tra i due giorni che precedono il ciclo al giorno successivo il suo termine, è una strategia sicuramente più utile e produttiva del pesarsi più volte al giorno, in quei giorni. Il peso infatti può spingere all’utilizzo di un dialogo interno che suona più o meno come un “tanto, ormai..” con la conseguenza che il comportamento con il cibo sarà più disinibito, ed i chilogrammi in eccesso saranno presto una realtà piuttosto che una mera previsione.

Emanuel Mian & Emanuela Russo
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References

Hantsoo L, Epperson CN – Premenstrual Dysphoric Disorder: Epidemiology and Treatment.
Curr Psychiatry Rep 2015 Nov;17(11):87

APA – DSM-5 / Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore, V° Ed, Milano, 2014

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Glenville M – La sindrome premestruale, Il Punto d’Incontro Ed, 2004

Johnson WG et al – Macronutrient Intake, Eating Habits, and Exercise as Moderators of Menstrual Distress in Healthy Women. Psychosomatic Medicine 57:324-330 (1995)

Michener W et al – The role of low progesterone and tension as triggers of perimenstrual chocolate and sweets craving: some negative experimental evidence. Physiol Behav. 1999 Sep;67(3):417-20.